di Tiziana Briguglio, Vice Presidente Arga Lazio
L’intesa apre una collaborazione nazionale dedicata a conservazione, ricerca, divulgazione e valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo raro, espressione di biodiversità, identità dei territori e sostenibilità.
Custodire le radici più antiche della viticoltura italiana e trasformarle in una risorsa per il futuro. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato ieri ai Bagni Vittoria di Nettuno (RM), dai presidenti di DOVI – Denominazione di Origine dei Vitigni Italici e AVPIF – Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco ETS, Mario Lomartire e Silvano Ceolin. L’accordo dà avvio ad un percorso condiviso per proteggere e far conoscere le viti non innestate, testimonianze viventi della storia agricola e del patrimonio genetico dei territori. La collaborazione unirà competenze scientifiche, giuridiche, produttive e culturali per sostenere le aziende, promuovere la ricerca e diffondere una conoscenza più consapevole dei vini ottenuti da vigneti a piede franco. La firma è avvenuta nell’ambito della presentazione del IX Nettuno Wine Festival, al termine di un confronto dedicato alla tutela, alla sostenibilità e alla valorizzazione di questi impianti, con la partecipazione di istituzioni, studiosi e operatori del settore. Tra gli interventi, quelli del giornalista e wine expert Giulio Somma, del ricercatore del CREA Viticoltura ed Enologia Massimo Morassut, della vicepresidente di ARGA Lazio Tiziana Briguglio e della giurista agroalimentare Giovanna Sangiuolo, responsabile dell’Ufficio legale di AVPIF. Il protocollo prevede azioni congiunte per la ricognizione e la catalogazione dei vigneti a piede franco, la costruzione di una rete tra associazioni e produttori, lo sviluppo di studi e progetti di ricerca, la messa a punto di percorsi di valorizzazione enologica e la promozione dei valori ambientali, storici, culturali e paesaggistici legati a queste vigne.
«Con questa intesa vogliamo mettere a sistema esperienze e competenze, offrendo strumenti concreti alle aziende e ai territori che custodiscono i vitigni non innestati», dichiara Mario Lomartire, presidente di DOVI. «La tutela del piede franco unisce memoria e innovazione: significa difendere biodiversità, qualità e identità produttiva, ma anche costruire nuove opportunità di sviluppo sostenibile».
«Il protocollo segna un passaggio importante per la conservazione, la ricerca e la divulgazione dedicate alle uve e ai vini a piede franco», sottolinea Silvano Ceolin, presidente di AVPIF. «Queste vigne rappresentano un patrimonio irripetibile della cultura vitivinicola italiana. Proteggerle significa trasmettere alle generazioni future conoscenze, paesaggi e produzioni autentiche».
L’intesa sottoscritta a Nettuno stabilisce così le basi di una collaborazione stabile e di respiro nazionale. DOVI e AVPIF lavoreranno insieme affinché le vigne a piede franco non restino soltanto preziose testimonianze del passato, ma diventino laboratori di biodiversità, resilienza e cultura del vino capaci di parlare al futuro.

























